24 ottobre 2013

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2013

«Becere lotte di potere, crisi da evitare»

Una riflessione del ministro della salute sul presente e il futuro del PdL. “Lorenzin: vogliono una Forza Italia di reduci.” Le becere lotte di potere ci negano il futuro

Il Messaggero - Mario Ajello

ROMA. “A chi vuole cacciare gli altri dico che per vincere bisogna allargare gli spazi anche al centro di Casini e Mauro”

“Alcuni di noi pensano a un cav martirizzato per attirare voti una crisi di governo? non facciamo il gioco di Renzi”

Giornalista: Ministro Lorenzin, ha visto come i falchi del Pdl in Senato hanno cercato di impallinare la riforma Quagliariello?
Beatrice Lorenzin: «Una brutta pagina, che ci fa volare troppo basso. E' sbagliato parlamentarizzare i conflitti di partito. Lo fanno tutti, purtroppo. E si tratta di un grave errore. Lo ha fatto anche il Pd con la nomina di Rosy Bindi ed è stato un tentativo di destabilizzare il governo».

Giornalista: Di tentativi così, una parte del Pdl ne fa due o tre al giorno.
Beatrice Lorenzin: «E invece, bisogna confrontarsi sui temi. Cercare, per esempio, un incidente sulla legge di stabilità e non soltanto autolesionismo. E' qualcosa di peggio. E' come ragionare su schemi di un mondo che non esiste più. Vuol dire essere scollato dalla realtà del Paese».

Giornalista: Sta dicendo che i «lealisti» sono fuori dal mondo e che la guerra nel Pdl sarà infinita?
Beatrice Lorenzin: «Io mi limito a dire che dobbiamo tutti ricordarci chi siamo e da dove siamo partiti. Quelli che c'erano. Berlusconi è il padre fondatore non di un partito ma del centrodestra italiano nel sistema bipolare. Una personalità ineludibile nei fatti e nelle idee. Coloro che pensano di ridurre questa tragica stagione a una becera lotta di potere non solo negano un futuro a se stessi ma a un centrodestra moderno, avanzato e vincente».

Giornalista: Ossia quello targato Alfano?
Beatrice Lorenzin: «In questi mesi è in corso uno scontro tra due idee politiche diverse. Tra chi vuole che il Pdl sia il centro di una forza di governo e chi ci vorrebbe marginalizzare in un partito di reduci, fuori dal rinnovamento dei processi politici dell'Europa e dell'Italia. Non vogliamo un partito che ci faccia essere provincia, ma un partito che abbia le caratteristiche di quello di Berlusconi, quello del '94 in cui io sono entrata e che ci ha fatto essere centrali nelle decisioni del G8 in questi vent'anni».

Giornalista: Per ora, separati in casa. E tra poco la scissione?
Beatrice Lorenzin: «Noi non vogliamo la scissione. Non ci interessano monolocali in subaffitto. Sento parlare altri di azzeramenti ed espulsioni».

Giornalista: Lei si sente dunque di convivere ancora con chi - la Carfagna, la Santanchè - non smette di attaccarla?
Beatrice Lorenzin:  «Accetto ogni tipo di attacco politico anche dall'interno del mio partito, nonostante ciò mi amareggi. Quello che non accetto è che, per attaccare me, venga coinvolto il mondo della salute di cui mi occupo da ministro con tutte le mie forze e che coinvolge la vita e la morte di migliaia di persone. Questo tipo di attacchi per me sono una cosa immorale e questo è il motivo per cui non rispondo a certe provocazioni. Ho condiviso nelle commissioni Sanità di Camera e Senato un lavoro straordinario con tutti i gruppi, maggioranza e opposizione, e non ho riscontrato in quelle sedi nessun tipo di strumentalizzazione derivante da conflitti interni nel Pdl e nel Pd. Grazie a questo senso di responsabilità abbiamo insieme affrontato due questioni cruciali: quella, delicatissima, di stamina, e quella della sostenibilità del sistema sanitario nazionale».

Giornalista: Teme che, per prendersela con lei, i falchi scatenino l'inferno anche sulla sanità?
Beatrice Lorenzin: «Sarebbe una tragedia, che pagherebbero i cittadini. Se poi qualcuno, come vedo che accade, mi fa attacchi personali, me li prendo e rispondo con il mio stile. Non ho problemi di lesa maestà».

Giornalista: Non avete neanche problemi, come vi rimproverano i «lealisti», ad unirvi con Casini e con Mauro.
Beatrice Lorenzin: «Noi siamo Ppe e, in un'ottica bipolare, allargare le alleanze è sempre stato il nostro obiettivo. Siamo e restiamo alternativi alla sinistra. C'è chi vuole mandare via tutti. A me, Berlusconi ha insegnato invece che per vincere bisogna allargare gli spazi e unirci a quelli che condividono un progetto».

Giornalista: La decadenza del Cavaliere e il nuovo processo a Napoli per lei sono inammissibili?
Beatrice Lorenzin: «Io ho sempre voluto Berlusconi libero e non chiuso da qualche parte. Vedo invece che c'è chi lo vuole martirizzato per portarci voti».

Giornalista: Niente scissione per ora ma gruppi autonomi pronti, che poi è lo stesso?
Beatrice Lorenzin: «La crisi l'abbiamo già superata il 2 ottobre. Ora bisogna vedere se siamo in grado di tornare a fare sintesi e a mettere in campo le forze per vincere nel 2015. Il governo è il nostro campo di azione, per rispondere ai bisogni delle persone e superare la crisi economica. Non facciamo il gioco di Renzi, regalandogli una nuova crisi di governo fatta su misura, e forse anche condivisa da qualcuno». 

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PUBBLICATO: giovedì 24 ottobre 2013