17 novembre 2013

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2013

«Il Cavaliere rimane il nostro leader ma faremo le primarie»

Il ministro della Salute: si è fatta chiarezza

La Stampa - Francesca Schianchi

Nel giorno che non avrebbe mai immaginato di vivere, dopo 17 anni al fianco di Berlusconi, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, è assediata dai giornalisti, nella sala in cui Alfano ha appena finito di parlare. «La giornata più drammatica è stata il 29 settembre, quando abbiamo dato le dimissioni e detto chiaramente che pensavamo fosse un grande errore. Quello è stato veramente il momento più lacerante».

Giornalista: Poi avete avuto il tempo di prepararvi all'eventualità...
Beatrice Lorenzin: «Non si è mai pronti, ma la scelta fatta il 2 ottobre ha posto il problema politico: dare una prospettiva all'Italia attraverso una fase di riforme, perché ci rendevamo conto che una crisi al buio avrebbe portato in brevissimo tempo a un probabile commissariamento».

Giornalista: Non potevate spiegarlo ai falchi?
Beatrice Lorenzin: «L'abbiamo fatto, ovviamente. Ma probabilmente non hanno voluto crederci, e comunque hanno preferito anteporre una rottura a prescindere all'interesse dell'Italia e alla prospettiva del centrodestra».

Giornalista: Qual'è il loro obiettivo?
Beatrice Lorenzin: «Prendersi il partito, e se lo sono preso. Vede, la scelta non è mai stata tra Alfano e Berlusconi, ma tra Alfano e Fitto, Verdini, Santanché».

Giornalista: Due linee politiche diverse...
Beatrice Lorenzin: «Non si tratta solo dell'appoggio al governo, ma anche di che tipo di partito stiamo costruendo. Ci abbiamo provato fino a ieri sera (venerdì, ndr) a mantenere l'unità, chiedendo una modifica del documento accettata da Berlusconi, che avrebbe sancito una nuova fase. Non è stata accettata la proposta, a questo punto si possono prendere strade diverse».

Giornalista: Come è stato il discorso di Berlusconi?
Beatrice Lorenzin: «Berlusconi è un grandissimo comunicatore, e ha comunicato quel che voleva far passare: una non lacerazione».

Giornalista: In che rapporto rimarrete con lui?
Beatrice Lorenzin: «È il leader della coalizione di centrodestra. E poi, umanamente, provo un sincero affetto per lui».

Giornalista: Ma il leader non va scelto con le primarie?
Beatrice Lorenzin: «Sì, quando sarà il momento del voto».

Giornalista: Siete pronti all'accusa di traditori?
Beatrice Lorenzin: «Siamo fedeli ai nostri principi e leali nei confronti di Berlusconi. Nel passaggio dal Pdl a Fi abbiamo chiesto che ci fossero punti per noi importantissimi. Aderire a un partito è un po' come un matrimonio, devi sapere chi ti sposi e conoscere la famiglia dove andrai. L'importante è che non si usi il metodo Boffo, di cui ci sono già state le prime avvisaglie. È un'arma spuntata: gli italiani sono troppo intelligenti per non capire di cosa si tratta».

Giornalista: Perché non lo avete denunciato quando veniva usato contro qualcun altro?
Beatrice Lorenzin: «Io e molti altri, oggi in Fi, lo avevamo detto anche allora. Sono sempre stata contraria agli attacchi personali: una politica che vuole riconquistare autorevolezza si fonda sui temi, non sul gossip o la delazione».

Giornalista: Come esce il governo da questa fase?
Beatrice Lorenzin:«Più forte perché è stata fatta chiarezza».

Giornalista: Sarà necessario un rimpasto di governo dopo questa scissione?
Beatrice Lorenzin:«Non vedo un rapporto tra queste cose. Spero che anche Fi voglia dare il suo contributo alle riforme».

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PUBBLICATO: domenica 17 novembre 2013