14 gennaio 2014

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2014

«Sanità, la Sicilia fuori dal tunnel ma ritardi su servizi e manager»

Lorenzin: «Sanità siciliana fuori dal tunnel del debito ma e indietro sui servizi»

La Sicilia - Mario Barresi

CATANIA -  La sanità siciliana? «Fuori dal tunnel».

La terapia d'urto è finita, ma adesso c'è il decorso, nel quale bisogna «mantenere i parametri di consolidamento per rendere maggiormente efficiente il sistema, soprattutto nel rapporto tra la rete ospedaliera, il territorio e l'urgenza». Perché, in caso contrario, «si rischia di tornare indietro».

È un giudizio di nitida realpolitik, quello del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in visita nella nostra redazione prima di partecipare a un convegno a Catania. Dov'è stata contestata da un gruppo di familiari di neurolesi a cui è stata negata l'autorizzazione alle cure col metodo Stamina. E alla domanda della sorella di un paziente («Ministro, ci spiega perché ha deciso di far morire 25mila persone? ») ha risposto: «Il governo le risposte le ha già date imboccando la strada del rigore, del metodo scientifico e di una chiarezza che viene data in base ai fatti e all'evidenza scientifica. La magistratura sta lavorando e sta trovando purtroppo delle cose molto molto gravi, che, se fossero vere, dovrebbero far vergognare molta gente». Poco prima, nell'intervista, Lorenzin è stata piuttosto esplicita nel chiedere un'accelerazione sulla scelta dei manager delle aziende siciliane: «Una Regione ha necessità di avere direttori generali in tempi brevi, anche perché i temi da affrontare sono tantissimi».

Giornalista: Ministro Lorenzin, la Sicilia ha appena finito di espiare la propria "pena", con il Piano di rientro dal deficit sanitario. A che punto siamo con l'iter? E che rapporto c'è con l'impossibilità, dichiarata dal governatore Crocetta, di poter pagare i debiti con le imprese a causa di alcuni vincoli del Piano stesso?
Beatrice Lorenzin: «Sono due partite diverse. Una partita è quella dell'equilibrio economico-finanziario della Regione, l'altra è sul pagamento dei crediti delle imprese. Sulla prima questione la Sicilia è uscita dalla fase di commissariamento, ora è stato predisposto il piano di consolidamento nel quale il ministero ha chiesto degli elementi aggiuntivi, perché non è stato ritenuto sufficiente quello che ci era stato comunicato in prima battuta. Lo scopo è aiutare la Sicilia a non rientrare in un tunnel dal quale è appena uscita. Il tema del credito delle imprese è invece legato a una campagna di attuazione che ogni singola Regione ha, in base a quanto è stato restituito dal livello centrale per soddisfare i propri creditori. Su questo aspetto avevamo cercato, con alcuni emendamenti, di agevolare l'erogazione del credito e adesso c'è un tavolo di monitoraggio presso la Presidenza del Consiglio. Adesso le Regioni devono fare la loro parte: devono essere veloci e tempestive. E non dipende certo dal governo, né dal ministero».

Giornalista: Allora la sanità siciliana è promossa o soltanto rimandata a settembre?
Beatrice Lorenzin: «Non è così semplice fare le pagelle, in questo momento c'è mezza Italia commissariata. Nel momento in cui si esce da un percorso di rigore bisogna continuare a seguire le linee date, perché in poco tempo si può disperdere ciò che è stato guadagnato con tanti sacrifici. Questo è il senso delle richieste migliorative che abbiamo fatto alla Regione. Dall'altra parte c'è il tema dei Lea, ovvero l'aspetto della qualità dei servizi che è l'altro motivo per il quale le Regioni entrano in commissariamento. Sulla qualità dei servizi la Sicilia sta facendo dei grandi passi avanti, però ancora ha tanta strada da fare».

Giornalista: In quali settori specifici si devono vedere i miglioramenti?
Beatrice Lorenzin: «Nell'erogazione delle prestazioni per acuti, innanzitutto. Negli ospedali, ma non è il caso solo della Sicilia, c'è ancora una gestione mista di malati acuti e cronici che grava la finanza locale e non fornisce un livello di prestazione adeguata. Bisogna potenziare la domiciliazione e la rete territoriale fuori dagli ospedali. Sull'integrazione della rete ospedaliera e con quella territoriale d'assistenza la Sicilia è ancora indietro».

Giornalista: Un altro "gap" è quello degli appalti sulle forniture. È possibile che una confezione di garze in Sicilia costi molto più che in Toscana?
Beatrice Lorenzin: «Ormai viviamo in un tempo in cui non si può sfuggire dal dato della realtà. Attraverso i dati dei bilanci possiamo verificare le differenze, che non sono necessariamente fra Nord e Sud, ma fra singole realtà territoriali all'interno della stessa regione. Nessuno si aspetta che una Regione in una situazione molto complicata nel 2007 in pochi anni abbia una trasformazione totale. Però ci sono dei parametri da rispettare e vanno rispettati. Dalla centrale unica di acquisti si avranno dal 20 al 30 per cento di risparmi. Solo in pulizia e pasti si spendono 5 miliardi, pensate cos'è il 20-30 solo lì».

Giornalista: Anche sulla spesa farmaceutica la Sicilia ha sforato il budget: 1,3 miliardi l'anno, 250 milioni oltre quanto concesso.
Beatrice Lorenzin: «Abbiamo dato un livello di budget conforme al numero di abitanti. Poi ci sono due ulteriori tetti per la spesa ospedaliera e per quella territoriale. In quest'ultimo tutto il Paese è in linea, mentre sul budget ospedaliero in molti hanno sforato. In alcuni casi perché oggettivamente basso, in altri per una cattiva gestione nell'erogazione dei farmaci».

Giornalista: A proposito di cattiva gestione: l'assessore regionale alla Salute, Lucia Borsellino ha parlato di «comparaggi» e di «furti di ricettari». Che tipo di controllo ha il suo ministero su queste distorsioni?
Beatrice Lorenzin: «Un controllo ex post, purtroppo. Ma questo è uno dei temi che andranno affrontati nel Patto per la Salute. La Sicilia è una Regione a Statuto speciale, ma questa disparità di accesso ai farmaci non è accettabile a livello costituzionale. Dobbiamo stabilire delle regole assieme alle Regioni: un sistema omogeneo ed efficiente. Un primo risultato è il riparto con i costi standard, avvenuto a dicembre 2013. A regime sarà un altro risparmio di 3-4 miliardi di quella che definisco una spending review interna: nessun taglio lineare, ma risparmi circoscritti, come quelli che in Sicilia sono legati alla cattiva gestione, i quali devono poi essere reinvestiti dove serve: prestazioni di alto livello, urgenze e rete territoriale».

Giornalista: Ha avuto notizie del tormentato iter della nomina dei manager sanitari in Sicilia?
Beatrice Lorenzin: «Era impossibile non averne notizia».

Giornalista: Aspettiamo un suo giudizio...
Beatrice Lorenzin: «No, sono io che aspetto. Aspetto le nomine dei manager. Perché non è possibile che  una Regione così importante non abbia i direttori generali. Auspico che questa azione si risolva nel più breve tempo possibile. E anzi ci serve da riflessione per l'applicazione della norma in tutt'Italia: io sono favorevole che la politica sia distante dalle nomine. Da quelle dei direttori generali, ma soprattutto da quelle dei primari. Un politico non è in grado di valutare la capacità scientifica di un chirurgo o di un cardiologo. Dovrebbe essere una sfera affidata ai vertici del management con criteri efficienti e meritocratici. Nelle direzioni generali è più ammissibile che un assessore si affidi a persone con cui ha più feeling, ma i criteri di selezione curriculare devono comunque essere al di sopra di ogni sospetto».

Giornalista: Eppure in Sicilia ci sono anche punte di eccellenza. Montezemolo, in una lettera al nostro giornale, ha lodato la qualità della nostra sanità.
Beatrice Lorenzin: «La Sicilia non ha alcun motivo per non avere la prima sanità italia. Ha cultura, buone università e grande tradizione medico-scientifica. E sul territorio esistono realtà di eccellenza in sperimentazione e ricerca, facendo tesoro della qualità del personale e della tecnologia».

Giornalista: Ha proposto uno stanziamento speciale di 75 milioni per l'emergenza sanitaria nella Terra dei fuochi. È possibile ipotizzare un intervento simile per le aree ad alto rischio ambientale della Sicilia?
Beatrice Lorenzin: «Le Regioni hanno già i fondi per fare prevenzione, che è il primo asset di intervento, e dobbiamo vigilare che non vengano usati per altro, ed è quello che è accaduto anche in Sicilia. È un intervento straordinario per una situazione straordinaria, quella della Terra dei Fuochi, che non può diventare regola. Per il futuro pensiamo a fondi per le calamità straordinarie, ma dobbiamo fare in modo che non divenga la solita roba da mercato all'italiana».

Giornalista: A proposito di roba da mercato. Le intercettazioni sul ministro Nunzia De Girolamo la toccano almeno per due motivi: è una sua collega di partito e di governo, ma in quelle carte di parla anche di sanità. Che idea s'è fatta della vicenda?
Beatrice Lorenzin: «Mi sembra un caso di strumentalizzazione politica, basato su intercettazioni abusive che non hanno alcuna rilevanza penale».

Giornalista: Ma sono frasi che la sua collega non ha smentito...
Beatrice Lorenzin: «Queste sono dichiarazioni fatte quando non era ministro, ma una parlamentare di un territorio, fra l'altro anche alcuni anni fa. Parliamo anche di una persona giovane... Se di ognuno di noi prendessero affermazioni di tanti anni fa, probabilmente scoprirebbero che ci esprimevamo in modo diverso».

Giornalista: È sempre più concreta l'ipotesi del rimpasto nel governo Letta. Siete pronti?
Beatrice Lorenzin: «Dopo l'avvio della segreteria di Matteo Renzi siamo più interessati a stabilire il contratto di governo: le questioni sulle quali noi e il Pd ci impegniamo insieme nel proseguo dell'attività di governo. Poi sui singoli soggetti mi sembra più una questione interna al Partito Democratico, e quindi riguarda anche il premier Letta».

Giornalista: E quindi non dà per attendibile nemmeno l'ipotesi di un voto anticipato?
Beatrice Lorenzin:«Il voto anticipato per me non c'è mai stato: è un'ipotesi dell'irrealtà del quarto tipo perché andarci adesso significherebbe lasciare l'Italia davanti a una crisi al buio».

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PUBBLICATO: martedì 14 gennaio 2014