12 novembre 2013

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«Basta decreti, ora rispettiamo il Parlamento l'educazione della gente conta più dei divieti»

Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: sbagliato parlare di dietrofront, continuiamo a difendere i minori e le scuole.

La Repubblica - Fabio Tonacci

Giornalista: Ministro Beatrice Lorenzin, ma lei è a favore o contro la "liberalizzazione" delle svapate?
Beatrice Lorenzin: «Perché me Io chiede? Mi pare chiaro».

Giornalista: Mica tanto. A giugno col decreto Iva e Lavoro avete proibito le sigarette elettroniche anche negli stessi negozi che le vendono. Ora invece, grazie a un emendamento voluto dal suo collega di partita Giancarlo Galan, si possono fumare pure nei cinema e nei ristoranti. Un po' di confusione c'è, non crede?
Beatrice Lorenzin: «È la materia ad essere complicata. Ad oggi non abbiamo uno studio epidemiologico univoco, che dimostri gli effetti della svapata per chi inala e per chi la subisce. Le sigarette elettroniche fanno meno male del tabacco tradizionale, ma contengono comunque nicotina. Per questo ho dato mandato al Consiglio superiore di sanità di monitorare tutti i dati, così da avere presto indicazioni chiare».

Giornalista: E però da quello stesso Consiglio a giugno era arrivato un parere molto cauto sull'uso delle e-cig.
Beatrice Lorenzin: «Infatti emisi subito un'ordinanza che ne ha vietato la vendita ai minori e le ha proibite nelle scuole. Questo per non incentivare la dipendenza e per dissuadere i minori dalla gestualità del fumare, che porta poi al rischio emulazione. Sono aspetti che nemmeno l'emendamento Galan inserito nel decreto Istruzione ha cambiato».

Giornalista: Ma che senso ha proibirle nelle scuole e non negli altri luoghi pubblici? Alla fine gli studenti frequentano anche autobus, discoteche, ristoranti.
Beatrice Lorenzin: «È vero, ma credo più nell'educazione dei singoli che nei divieti per legge. E l'appello per elaborare un codice di autoregolamentazione degli esercenti, lanciato oggi da Anefe(l'associazione dei produttori e distributori di e-cig,ndr), mi trova assolutamente favorevole. Ci mettiamo subito a lavorare in questo senso».

Giornalista: Quindi esclude di proporre un nuovo decreto per ripristinare qualche divieto?
Beatrice Lorenzin: «E perché dovrei? Il Parlamento ha appena legiferato, gli emendamenti sono stati votati, dunque rispetto quella decisione. E poi aspettiamo di capire cosa farà l'Unione Europea, che sta approvando la direttiva tabacco: Italia e Francia sono d'accordo nel non equiparare le e-cig ai farmaci, ma gli altri Paesi hanno una visione più restrittiva».

Giornalista: Dopo la legge Sirchia del 2003, torneremo a vedere spirali di fumo nei locali pubblici grazie a un emendemento voluto non da lei, ma dal presidente della Commissione Cultura, Galan. Già ci sono polemiche. Non la disturba questo?
Beatrice Lorenzin: «Preferirei che nessuno fumasse, ma per ora non farò decreti né polemiche. Il mio impegno sarà di attivare tutte le procedure per tutelare comunque i consumatori. Ripeto: partiamo con l'autoregolamentazione».

Giornalista: Quando il decreto Iva e Lavoro è diventato legge, a giugno, lei non disse niente. Quindi era ragionevole pensare che fosse a favore dei divieti.
Beatrice Lorenzin: «In quell'occasione il mio ministero si è occupato solo della parte relativa alla pubblicità dei dati e alla trasparenza dei brevetti e delle informazioni relative ai liquidi. È stato il ministero dell'Economia ad equiparare le e-ciga prodotti da fumo».

Giornalista: Perché così poteva tassarle?
Beatrice Lorenzin:«La sua è una ricostruzione maliziosa, ma non è lontana dalla realtà».

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PUBBLICATO: martedì 12 novembre 2013