03 ottobre 2013

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2013

“Non uccidiamo il padre ma l’estremismo”

Lorenzin: siamo incompatibili con gli estremisti. La ministra della salute: “La fiducia ha messo in luce un confronto tra due gruppi dirigenti sempre più lontani, distanti e incompatibili”

L'Unità - Claudia Fusani

È la giornata più lunga e non è ancora finita. Eppure sorride il ministro Beatrice Lorenzin, faccia da monella, quindi vera, in un partito con troppi pezzi di plastica. Una giornata cominciata sabato pomeriggio quando Alfano la chiamò per dirle: «Non sei più ministro, l’ha deciso il Capo». Quattro giorni dopo lei è ancora ministro, anzi non ha mai smesso di farlo in questi giorni, Berlusconi molto più debole, il governo Letta - forse - più forte.

Giornalista: Ministro Lorenzin, una parola per definire queste giornate.
Beatrice Lorenzin: «Più che difficili sono state sofferte. Non è stato facile prendere una decisione così forte, accusare frontalmente il mio partito e la sua leadership, con il rischio altissimo di essere fraintesa. Ma ho fatto tutto con la coscienza a posto e la consapevolezza di aver fatto la cosa giusta per questo nostro povero Paese, per salvare il centrodestra da una deriva pericolosa. Posso dire? L’ho fatto anche per tutelare Berlusconi e la sua storia».

Giornalista: Veramente Berlusconi oggi esce distrutto dal dibattito parlamentare.
Beatrice Lorenzin: «Lui come sempre è un uomo che sa ribaltare le situazioni con eleganza e dignità».

Giornalista: Non deve essere stata per lei una bella scena vederlo salire i banchi, prendere la parola per dire «dopo un lungo travaglio votiamo la fiducia» quando fino a mezz’ora prima diceva di essere contrario.
Beatrice Lorenzin: «Mi è molto dispiaciuto che qualche cosiddetto fedelissimo lo abbia messo in quelle condizioni. Lui, già prima di stamani, aveva capito che si doveva votare la fiducia. Il discorso di Letta, che è stato un ragionamento per il bene dell’Italia e ha riconosciuto che esiste in generale un problema giustizia, lo aveva già convinto».

Giornalista: Lei è nata politicamente in Forza Italia, ha fatto politica dal basso, deve quasi tutto a Berlusconi. In quattro giorni ha deciso, con altri suoi colleghi, di disconoscerlo in quanto leader del partito. Come definisce questa operazione?
Beatrice Lorenzin: «Nessun parricidio, non abbiamo ucciso il padre politico, anzi, lo abbiamo protetto dicendo no a posizioni estremiste che non appartengono alla sua storia e a quella del nostro partito e che purtroppo nell’ultimo periodo sono state prevalenti».

Giornalista: Chi ha perso oggi?
Beatrice Lorenzin: «Quel gruppo di dirigenti che ultimamente si è determinato alla guida del partito in cui non ci ritroviamo e che non ci rappresenta. In questi giorni è successo che una parte del partito, quella più moderata, ha dovuto prendere le distanze e adottare una serie di misure per tutelarsi sul tipo di evoluzione-involuzione che stava avendo il partito nonostante noi. Evoluzione-involuzione che io e gli altri abbiamo giudicato molto dannose per l’Italia, per i moderati, per il popolo delle partite Iva e, come ho detto, per lo stesso Berlusconi».

Giornalista: Vi stanno accusando, lei e gli altri ministri alla guida della fronda, di essere traditori. Bondi vi ha detto «vergognatevi». Cosa risponde?
Beatrice Lorenzin: «Il tradimento lo compie, e non da oggi, chi in questo periodo, iniziato all’indomani della sentenza, ha cominciato un assedio nei confronti di Berlusconi per portare avanti una resa dei conti interna sulla sua pelle. Una situazione odiosa. Che fa molta rabbia».

Giornalista: Si riferisce a falchi e pitonesse?
Beatrice Lorenzin: «Non posso e non voglio dire altro. Avrà notato che mi sono tenuta alla larga dal balletto delle dichiarazioni».

Giornalista: Quindi il suo leader è sempre Berlusconi che tra poco decadrà dalla carica di senatore?
Beatrice Lorenzin: «Voglio essere molto chiara: nessuno di noi in questi giorni ha mai preso le distanze dalla storia di Silvio Berlusconi. Anzi, siamo più che mai convinti del fatto che sia vittima di una certa giustizia. Siamo però anche consapevoli che, dopo la scelta di oggi, possiamo difenderlo di più e meglio».

Giornalista: Con quale partito? Nascono i nuovi gruppi parlamentari?
Beatrice Lorenzin: «Si sono creati due gruppi dirigenti sempre più lontani, distanti e incompatibili. Questo voto di fiducia, quello che è successo prima e durante, ha messo plasticamente in evidenza una visione diversa del mondo e di tutelare Berlusconi. È chiaro che questo ha creato una frattura evidente che io spero sia ancora riparabile».

Giornalista: Si parla di divisioni tra voi ministri, le risulta?
Beatrice Lorenzin: «Ripeto, ci sono due gruppi, e due dirigenze, al momento incompatibili. Vediamo cosa succede nelle prossime ore. Se e quali contatti. È una fase ancora interlocutoria. Guardi, il punto non è dove andiamo. Ma dove restiamo».

Giornalista: Ministro, lei è sempre stata molto chiara. Lo sia anche stavolta.
Beatrice Lorenzin: «Noi siamo nel Pdl e non aderiamo a Forza Italia con questo gruppo dirigente».

Giornalista: Ha parlato con Berlusconi dopo aver detto che Forza Italia assomiglia a Alba Dorata?
Beatrice Lorenzin: «Sì ed era dispiaciuto che avessi detto una cosa così forte».

Giornalista: Però chiara. In questi giorni voi ministri siete stati descritti come «una pattuglia che si muove compatta con mansioni precise». Qual è stato il suo ruolo?
Beatrice Lorenzin: «Sono una brava organizzatrice e ho tenuto i contatti con i parlamentari».

Giornalista: Ha fatto la conta?
Beatrice Lorenzin: «No, quelle le fa Verdini. Io ho passato il mio tempo a parlare e spiegare. A convincere su quale fosse la cosa giusta».

Giornalista: Dicevano che proprio lei e Nunzia De Girolamo sareste state il punto debole...
Beatrice Lorenzin: «Sarà stato un uomo, senz’altro...».

E finalmente arriva una bella risata.

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PUBBLICATO: giovedì 3 ottobre 2013